La fotografia analogica è una delle cose che più ci affascina e cominciare con uno strumento economico è spesso l’unica soluzione per tanti che, come me, hanno cominciato questa passione autofinanziandosi. Sono venuto così a scoprire la Kiev 88 nel lontano 2010, quando ancora frequentavo le scuole superiori e per le prime volte mi affacciavo alla fotografia per diletto.
Da buon appassionato di storia, mentre sentivo il suono metallico dell’otturatore che sembrava quasi quello della ricarica di un kalashnikov, mi sono fatto molte domande.
La storia della Kiev 88 inizia nell’Ucraina sovietica, dove questa fotocamera medio formato 6×6 nacque come alternativa economica alle più blasonate Hasselblad occidentali. Fu infatti subito soprannominata “la cugina povera” dalla comunità fotografica: la Kiev 88 porta con sé un’eredità complessa fatta di genialità ingegneristica sovietica e controllo qualitativo spesso discutibile.

Kiev-88, Ilford Delta 400, sviluppo con Rodinal

Un Amore-Odio che Divide i Fotografi

La Kiev 88 è una di quelle fotocamere che, come sottolineato dalla comunità di Analogica.it, “o piace o si odia“. Questa affermazione racchiude perfettamente la natura controversa di questa macchina fotografica che ha saputo creare due fazioni distinte tra gli appassionati di fotografia analogica. A mio avviso è proprio questa difficoltà d’uso a darle un’anima e una personalità tutta sua: per usare la Kiev devi conoscerla.

La Kiev 88 non si è sempre chiamata così: Salyut a Kiev

La storia nomenclaturale di questa fotocamera è affascinante quanto complessa. Come documentato dalla Camera Wiki, non si è sempre chiamata Kiev 88. Le sue radici affondano nel sistema Salyut (Салют in cirillico, che significa “saluto”), una linea di fotocamere medio formato sviluppata dalla fine degli anni ’50 partendo dalla base della Hasselblad 500. Si suole soprannominarla infatti “Hassalbladski”

La Dinastia Salyut-Kiev

Il percorso evolutivo è il seguente:

  • Salyut-S (o Salyut-C, come appariva in cirillico Салют-С): il modello originale
  • Kiev 80 (1975-1980): versione destinata all’esportazione del Salyut-S
  • Kiev 88: evoluzione della Kiev 80 con l’aggiunta del contatto caldo (hot shoe) per i flash elettronici

Da un lato troviamo i detrattori, che puntano il dito su una lunga lista di problemi noti:

I Problemi Storici

Come documentato nei forum fotografici italiani, la Kiev 88 soffre di diversi difetti ricorrenti che – vi assicuro – sono tutti terribilmente presenti.

  • Infiltrazioni di luce nei magazzini portapellicola – un problema che ha rovinato migliaia di scatti
  • Otturatore soggetto a inceppamenti durante la corsa, con possibilità di scorrimento storto
  • Sistema di ricarica delicato – se le operazioni non vengono eseguite nella giusta sequenza, il meccanismo può rompersi immediatamente
  • Esposimetro con tarature imprecise
  • Trascinamento pellicola incostante nella spaziatura dei fotogrammi

La Leggenda delle Tendine che si Bucano

Tra gli aneddoti più famosi c’è quello delle tendine dell’otturatore che si bucavano con i raggi solari. Come confermato da un utente del forum Pentaxiani: “credevo che le tendine che si bucano con i raggi solari fosse una leggenda metropolitana…e invece no!“.

Questo problema era talmente noto che nelle versioni successive la Kiev introdusse tendine metalliche, più resistenti ma comunque non esenti da difetti.

Kiev 88, Zodiak 30mm, Ilford Delta 400

La Costruzione: Genio Metallurgico Sovietico

Una delle caratteristiche più affascinanti della Kiev 88 è la sua costruzione. Come osservato da un esperto fotografo: “credo che il corpo della Kiev-88 sia in lega d’alluminio, poi ben riempito di meccanismi d’ottone ed altre leghe sconosciute, ma pesanti, create dal genio dei metallurgici sovietici“.

Effettivamente la Kiev 88 è esattamente così: robusto, pesante, realizzato con materiali di qualità ma assemblato secondo standard spesso imprevedibili.

Kiev 88, Volna 80mm, Fomapan 100

La qualità ottica della Kiev è sconvolgente

Nonostante tutti i problemi del corpo macchina, un elemento della Kiev 88 ha sempre ricevuto elogi unanimi: l’obiettivo Volna-3 di serie. Non sono di minore qualità, in realtà, anche tutti gli altri obiettivi storici montati su questa medio formato.

Partiamo dai nomi: ogni obiettivo russo ha infatti un nome evocativo e benaugurale, oppure dedicato a costellazioni (o addirittura direttamente ci si riferisce allo Zodiak, il 30mm).
Il mio preferito, pesante come non mai, è il Kaleinar 3B, un 150mm f/2.8 impressionante non solo per il peso e per la stazza, ma anche e soprattutto per la resa ottica e per lo stacco sfocato. Mai visto nulla del genere in vita mia.

Kiev 88, Volna 80mm, Ilford Delta 400

L’Eredità di Kiev 88: Tra Storia e Leggenda

Il nome stesso “Kiev” porta con sé secoli di storia. La città che diede il nome a questa fotocamera fu governata da figure leggendarie come Vladimir I, il Grande Principe che nel 988 convertì la Rus’ di Kiev al cristianesimo. Questa connessione storica aggiunge un fascino particolare a una macchina fotografica che, nel suo piccolo, ha scritto pagine importanti nella storia della fotografia analogica.

La Kiev 88 rappresenta molto più di una semplice fotocamera: è il racconto di un’intera epoca, con tutti i suoi pregi e difetti. Ci trasferisce in quel mondo in cui la “cortina di ferro” divideva l’Europa e, ben prima delle famose “copie cinesi”, era la Russia a replicare e diffondere numerose copie di prodotti occidentali.

È una macchina che ha insegnato a generazioni di fotografi l’importanza della cura e dell’attenzione al dettaglio. Ma soprattutto è la fotocamera che più di ogni altra ha insegnato a ciascuno di noi le virtù della pazienza e dell’imperfezione nel risultato fotografico, che sono essi stessi a mio avviso una vittoria.

La Kiev 88 rimane una “cugina povera” che, nonostante tutto, è riuscita a conquistare il cuore di migliaia di fotografi in tutto il mondo, dimostrando che a volte l’imperfezione può essere più affascinante della perfezione stessa.

Ancora oggi la Kiev 88, oltre ad avere un’enorme comunità di appassionati in tutto il mondo, ha ancora una assistenza ufficiale. L’imprenditore Gevorg Vartanyan, infatti, ha rilevato gli stabilimenti produttivi della KMZ dopo la nascita dello stato ucraino a seguito del crollo dell’Unione Sovietica e, per la pura passione fotografica, mantiene ancora oggi in vita il progetto storico. Sia per riparazioni che per acquisti di nuove macchine fotografiche, Arax foto esiste ancora oggi nel 2025.


Fonti: